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Alessandra Caruso

"Aiutando gli altri a migliorare, ho migliorato me stessa"


Terapie da remoto: mediatrice a distanza

Da due settimane sto sperimentando con grande soddisfazione la terapia da remoto con i miei pazienti.

Dico con soddisfazione perché anche chi normalmente ha tempi di attenzione piuttosto brevi, o che è facilmente distraibile, sembra migliorare le proprie abilità quando la terapia è condotta da remoto attraverso l’uso del computer. Riscontro maggiore concentrazione e maggior interesse nell’ascolto, e mi stupisco per le notevoli abilità che i pazienti mostrano nel cimentarsi con vari tipi di supporti tecnologici.

Sono sincera, inizialmente non pensavo mi sarebbe piaciuto lavorare da remoto; adesso invece inizio a coglierne le potenzialità.

Da settimana prossima inoltre, una coppia di genitori mi supporterà nel lavoro con il loro figlio, diventando così parte attiva come mediatore. Sarà una bella sfida che mi auguro saprò gestire al meglio. Spero di imparare il più possibile, e magari di trovare (per poi condividerli con altri colleghi) nuovi spunti per migliorarmi.

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Tra vecchio e nuovo

Sono anni ormai che si parla di quanto la scuola abbia bisogno di adeguarsi alle sempre nuove richieste della società. Programmi troppo obsoleti e obiettivi legati al valore numerico non bastano più. La realtà con cui gli insegnanti si confrontano ogni giorno è ben più articolata e a volte troppo complessa per essere intabellata in schemi già preconfezionati.

Non voglio dire che nella “vecchia scuola” fosse tutto sbagliato, anzi sono dell’opinione che alcuni ammodernamenti abbiano peggiorato la qualità degli apprendimenti. Va però considerato che le classi sono oramai molto eterogenee per estrazione sociale, etnia e competenze cognitive. La zia di mio marito, maestra elementare, mi avrebbe ricordato che anche 40 anni fa le cose non erano poi molto diverse. La differenza sta nel fatto che oggi qualsiasi disturbo viene certificato e ha bisogno di un trattamento specifico; laddove non esiste un disturbo conclamato bisogna considerare la presenza di fragilità legate al contesto famigliare e così via. Ne consegue che in ogni classe almeno un terzo degli alunni necessita di attenzioni particolari.

Non fraintendetemi, è giusto che sia così, ma spesso gli insegnanti non sono preparati ad affrontare questa molteplicità di punti di vista e ne derivano due situazioni tipo:

  • abbassamento del livello generale per far sì che tutti gli alunni raggiungano gli obiettivi minimi
  • rispetto dei programmi e degli obiettivi a discapito di chi non riesce a seguire con lo stesso ritmo

La terza opzione, quella migliore ma più rara da trovare, è quella in cui si differenzia per ogni alunno con difficoltà. Mi sembra di sentire già molte insegnanti urlare che questo già si fa, che esistono i PDP e i PEI. Permettetemi però di dissentire: esistono, è vero, ma spesso solo sulla carta. Chi svolge ruoli educativi e affianca insegnanti di sostegno all’interno delle classi lo sa molto bene: tra il dire e il fare esiste un mare di non fatto, di non fatto bene e soprattutto, quello che più mi fa arrabbiare, di “non tocca a me”.

Ci aspettano molti altri giorni di soggiorno forzato in casa prima che la situazione ci permetta di ritornare alla “normalità”, e spero che tanti insegnanti si stiano adoperando per migliorare. Non parlo solo dell’utilizzo di metodi di insegnamento a distanza, ma anche e soprattutto della seria ricerca delle modalità adeguate a rispondere alle esigenze degli alunni più fragili. Sono loro che in questo momento, dietro ad uno schermo, faranno ancora più fatica a comprendere, memorizzare, interiorizzare, spesso senza nessuno accanto in grado di supportarli.

Non basta inviare schede da completare o appunti scritti grossolanamente. Occorre chiedersi se chi abbiamo di fronte sarà in grado di capire, se necessiterebbe di una spiegazione più semplice o magari di una mappa riassuntiva per supportare lo studio. Vedete, la verità è che insegnare è un po come accompagnare per mano qualcuno che muove i primi passi. All’inizio non si può certo correre e anche quando il passo sembra più sicuro bisogna che le scarpe siano adatte alla corsa, poi che il fisico sia nutrito adeguatamente, e così via. Perchè non si smette mai veramente di tenere quella mano…

Servono solo buona volonta e tempo: e di quest’ultimo, ora ne abbiamo davvero in abbondanza.

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Pensieri sparsi... mentre resto a casa

Mi è capitato spesso di fare molta fatica nel tentativo di parlare una lingua che non è la mia senza una adeguata preparazione. Già comprendere ciò che viene detto in una lingua straniera è difficile, quando poi ti trovi costretta a comunicare con essa è decisamente peggio.

È rimasta indelebile in me la frustrazione del pensiero che scivola veloce e si perde non supportato dalle parole: vorresti dire ma non sai come e dalla bocca escono solo poche sillabe mal assortite. Ecco che allora mi trovo a pensare a quanti vivono quotidianamente difficoltà comunicative e mi domando dove trovino la forza di sopportare. Se anche solo una volta ognuno di noi provasse ciò che loro affrontano ogni giorno, credo che ci sforzeremmo di più per cogliere significati nascosti e prestare più attenzione a dettagli per noi normalmente insignificanti.

In fondo questa regola del “provo per capire” è applicabile a centinaia di situazioni perchè la realtà è che solo essendo “sensibili” possiamo davvero comprendere.

Da bambini si fanno giochi di ruolo impersonando prima mamma e papà, poi persone che ci colpiscono per l’attività che fanno oppure i supereroi dei cartoni. In quei momenti ci sforziamo di imitarli nei gesti ma non solo: vorremmo sentirci proprio come loro. Perchè dunque da adulti perdiamo queste capacità tanto allenate? L’empatia è considerata da molti una dote naturale, ma ci si può comunque esercitare per svilupparla.

Facendo la mediatrice Feuerstein mi capita ogni giorno di mettermi nei panni degli altri per comprendere le difficoltà che incontrano e cercare di attenuarle laddove posso. Non è poi così complicato, basta saper osservare, uscire dal proprio egocentrismo e porsi le giuste domande.

In questo particolare momento invito quindi tutti a ricercare empatia con chi soffre per la perdita di un caro parente o con chi lavora in maniera estenuante per garantirci cibo e beni necessari, sopratutto con chi lo fa per salvare delle vite. Se saprete sforzarvi di capire come si sentano allora sono certa che RESTARE A CASA vi peserà di meno, perchè anche voi vi sentirete parte di un bene comune. Forse queste mie parole cadranno nel vuoto, ma mi piace immaginare che ogni seme portato dal vento prima o poi, quando meno te lo aspetti, trova sempre un terreno fertile in cui germogliare.

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Cambiamento Positivo

In momenti come questo, dove tutto il nostro mondo viene sconvolto e ci vengono a mancare certezze e punti di riferimento, mi interrogo sulle possibilità che IL CAMBIAMENTO porta con sè. Ogni giorno nel mio lavoro ricerco il cambiamento. Ho imparato che la flessibilità, la capacità di mutare sono fondamentali per ogni individuo.

Non ci sono dubbi che questo periodo molte cose non sarano più come prima e che ogni giorno ci viene richiesto di modificare le nostre abitudini e il nostro modo di pensare. Non dobbiamo però convincerci che i cambiamenti siano necessariamente negativi.

Tra i postulati di fondo del metodo Feuerstein si parla di “società modificabile”. Si dice che oltre all’uomo anche la società deve cambiare per far si che ogni individuo evolva. L’ambiente che lo circonda deve essere un ambiente modificante per accompagnare lo sviluppo e la progressione di chi lo vive e allo stesso tempo deve saper modificarsi a sua volta per accogliere le novità. Ecco allora che ognuno di noi può e deve contribuire a questo processo di evoluzione della società per renderla migliore. Seguendo questo punto di vista possiamo cogliere realmente i vantaggi del restare a casa, del poter dedicare tempo ad attività che spesso dobbiamo trascurare.

Cambiare opinione circa il cosa sia necessario, per renderci magari conto di quanto il superfluo ci circondi normalmente. Stare a casa diventa l’opportunità di cogliere una nuova prospettiva, riconsiderare le nostre priorità e dare il giusto peso ai bisogni e ai capricci del nostro vivere quotidiano. Per tutti coloro poi che hanno la fortuna di essere genitori o di trovarsi ad educare degli individui, questa diventa una possibilità da non lasciarsi scappare. Possono infatti dedicarsi allo sviluppo dei più piccoli, che un giorno saranno chiamati a loro volta a modificare la società.

“I giovani sono il futuro del popolo, sono l’anello che lega ogni generazione alla generazione successiva: il loro entusiasmo, la loro energia, le loro aspettative fanno andare avanti il mondo”(Pentateuco).

Prendendoci cura di loro salvaguardiamo anche noi stessi.

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Aria Di Natale

Casa natalizia
Casa natalizia
Eccomi qua! È tantissimo che non scrivo e aspettavo il momento giusto per ricominciare.

Quale miglior occasione se non il Natale? È in assoluto la mia festa preferita e nei giorni che lo precedono mi faccio prendere da una strana e piacevole euforia.

Anche la stanchezza e le difficoltà sembrano attenuarsi e ritrovo energie positive semplicemente osservando il mio salottino illuminato a festa. Quindi riparto da qui, sperando che anche voi possiate ricaricarvi guardando le piccole luci di casa mia.

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Fermate gli sposi!

Quando desidero un po’ di leggerezza e divertimento nei miei ritagli di tempo leggo i libri di Sophie Kinsella. Questo mese ho letteralmente divorato “Fermate gli sposi“. Quando leggo questi libri è come se guardarsi una commedia in TV: non voglio smettere fino a che non so come va a finire.

Questo romanzo parla di due sorelle in momenti molto particolari della loro vita e i fatti vengono esposti dalla prospettiva di entrambe: all’inizio di ogni capitolo viene segnalato il nome di colei che condivide i propri pensieri. Questa modalità rende il libro frizzante e per nulla scontato anche se il finale non poteva che essere un favoloso “Happy ending”, con qualche colpo di scena. Leggetelo! Ne vale la pena!

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